Il denaro ci asservisce, ci condiziona la vita, ci
procura agi e divertimenti; ci evita i patimenti e le sofferenze della miseria e
ci permette un certo benessere materiale che però non sempre coincide con il
benessere interiore.
E’ come dire che con il denaro non si può acquistare
la serenità, la tranquillità, la felicità.
Al contrario, queste sensazioni, questi modi di essere sono più presenti
nella vita della gente comune, delle persone semplici, umili e povere, come la
maggior parte dei protagonisti del presepe.
Fonte di tanto benessere interiore è sicuramente il
loro saper stare insieme, nel rispetto reciproco e nella condivisione delle proprie
esperienze di vita.
Guardando il presepe tutti rimaniamo incantati di
fronte ai visi gioiosi di Maria e di Giuseppe che ammirano con infinito affetto
il loro bambino appena nato: Lo hanno da subito accolto, accudito e amato, così
come dovrebbero fare tutti i genitori del mondo.
Per questo Maria è stata definita Madre esemplare e
San Giuseppe umile Padre putativo.
La loro famiglia è un modello di unione perfetta, dove la gioia e la serenità regnano sovrane.
Ma non sempre è così per i bambini del nostro tempo che rischiano di subire le conseguenze
della separazione dei loro genitori, visto l'aumento dei divorzi soprattutto in questi ultimi anni.
Oggi, più che uniti sull’esempio della Sacra
Famiglia, molti genitori si mostrano sempre più spesso divisi da incomprensioni spesso incomprensibili.
I bambini che nascono dalle queste coppie in
crisi vivono il disagio dei litigi, vengono sballottati, a destra e a
manca, crescono disorientati e impauriti, poco amati e scarsamente seguiti.
Peggio ancora è quando i genitori seguono differenti
metodi educativi, li indirizzano verso mete opposte creando in loro confusione,
instabilità e incertezze; quando impongono scelte che soddisfano più le loro
ambizioni che non i veri desideri dei
figli o quando insegnano più ad apparire che ad essere.
Spesso, i danni morali in questi casi sono irrimediabili…
I TRE FIGLI
Tre donne andarono
alla fontana per attingere acqua. Presso la fontana, su una panca di pietra,
sedeva un uomo anziano che le osservava in silenzio ed ascoltava i loro
discorsi.
Le donne lodavano i rispettivi
figli.
"Mio
figlio", diceva la
prima, "è così
svelto ed agile che nessuno gli sta alla pari".
"Mio
figlio", sosteneva
la seconda, "canta
come un usignolo. Non c'è nessuno al mondo che possa vantare una voce bella
come la sua".
"E tu, che cosa
dici di tuo figlio?",
chiesero alla terza, che rimaneva in silenzio.
"Non so che cosa
dire di mio figlio",
rispose la donna. "E'
un bravo ragazzo, come ce ne sono tanti. Non sa fare niente di
speciale...".
Quando le anfore
furono piene, le tre donne ripresero la via di casa.
Il vecchio le seguì
per un pezzo di strada.
Le anfore erano
pesanti, le braccia delle donne stentavano a reggerle.
Ad un certo punto si
fermarono per far riposare le povere schiene doloranti.
Vennero loro incontro
tre giovani. Il primo improvvisò uno spettacolo: appoggiava le mani a terra e
faceva la ruota con i piedi per aria, poi inanellava un salto mortale dopo
l'altro.
Le donne lo
guardavano estasiate: "Che
giovane abile!".
Il secondo giovane
intonò una canzone. Aveva una voce splendida che ricamava armonie nell'aria
come un usignolo.
Le donne lo
ascoltavano con le lacrime agli occhi: "E' un angelo!".
Il terzo giovane si
diresse verso sua madre, prese la pesante anfora e si mise a portarla,
camminando accanto a lei.
Le donne si rivolsero
al vecchio: "Allora
che cosa dici dei nostri figli?".
"Figli?",
esclamò meravigliato il vecchio. "Io ho visto un figlio solo!".
.
"Li riconoscerete
dai loro frutti" (Matteo
7,16).
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